Il Barone Rozzo © 2011 . This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0).

Metamorfosi di un bombardone: nascita del Barone Rozzo

Allora, dove eravamo rimasti? Ah sì, ho fatto a pezzi l’H-Bomb.

Africa Twin RD04 750 (1992)
prima della cura

Di seguito vi spiegerò brevemente come ho restaurato il bombardone, sperando che qualche informazione vi possa tornare utile in caso voleste cimentarvi anche voi in questa follia.

Ebbene, dopo aver eliminato gli adesivi da carene e serbatoio ho esaminato i danni fatti nell’ultimo viaggio nel Sahara. Roba da mettersi le mani nei capelli.

Mancavano intere parti delle carene e le crepe erano piuttosto estese, ma essendo carene originali con vent’anni d’età sarebbe un peccato buttarle.
Il primo inervento è stato quello di sverniciare tutte le parti, tranne il serbatoio che necessitava soltanto di un’energica carteggiata.

effetto dello sverniciatore sulla vernice

Qui sono iniziati i primi problemi in quanto le parti non in plastica, cioè tutte tranne i parafanghi, tendevano a sciogliersi insieme alla vernice causando ulteriori danni. Anche utilizzando poco sverniciatore e rimuovendolo subito, la superficie perdeva omogeneità. Un pessimo lavoro.
Con poche speranze ho provato ad eliminare la vernice a secco utilizzando una spatola e incredibilmente ha funzionato. La vernice veniva via che era un piacere lasciando le carene perfette.
Utilizzando un kit per la riparazione, reperibile in qualunque grande negozio di hobbystica, sono passato al restauro vero e proprio, cioè la ricostruzione delle parti mancanti e il rinforzo delle crepe.
Nel kit si trovano dei fogli di vetroresina, il gel da applicare e l’indurente da aggiungere al gel perchè solidifichi.
Ho tagliato la vetroresina in modo da creare delle toppe e le ho applicate stendendo un’abbondante strato di gel. Con l’indurente è meglio abbondare se no il rattoppo rimane appiccicoso. Anche esagerando comunque il gel impiegherà almeno una decina di minuti a seccare lasiandoci tutto il tempo necessario per posizionare la vetroresina.
Esagero anche con la vetroresina mettendone più strati. Le carene hanno uno spessore di qualche millimetro ed è meglio riempirlo in modo che diventi ben solido.
Per fare questo basta applicare un foglio di vetroresina sul retro della carena da aggiustare e poi riempire la parte frontale.
Per quanto riguarda le crepe basta applicare solo un paio di strati sul retro.
Questo è il risultato:

Una volta che tutte le integrazioni si sono asciugate per bene sono passato alla stuccatura.
Per il metallo (serbatoio) e per le carene purtroppo occorrono due diversi tipi di stucco e di indurenti e bisogna fare attenzione a non confondersi. Lo stucco per le carene è una pasta marroncina mescolata a filamenti di vetroresina e quello per il metallo è grigio (e più semplice da applicare).
Il risultato (molto approssimativo) è questo:

Dopo aver atteso che tutto asciugasse ho carteggiato il tutto per rendere la superficia perfettamente liscia.
L’ultimo step è la colorazione. Ho steso una doppia mano di primer e poi tre mani di colore.
Questo è stato un vero erroraccio, per due motivi.
Innanzitutto la vernice che mi hanno consigliato si sono rivelate pessime, rimaneva gommosa ed era difficilissima da stendere anhe con la pistola a spruzzo. In secondo luogo se non hai, come me, un locale spazioso ed esente da polvere, o da quei maledetti piumini/pioppini primaverili, prima che secchi tutto ti ritroverai i pezzi coperti di granellini, polveri, semi volanti, insetti e quant’altro.
Consiglio spassionato: per la verniciatura rivolgetevi a un carrozziere.
Infatti ho dovuto ri-sverniciare tutto e carteggiare nuovamente. Già che ero in ballo ho sverniciato anche il serbatoio.
Attenzione: una volta riportato alla luce il metallo vivo si arrugginisce nel giro di pochi giorni pertanto fatelo quando siete sicuri che avrete a breve l’appuntamento con il carrozziere.
Qui sotto potete vedere qualche dettaglio. Noterete che non sono più vibili, graffi, crepe e fratture varie:

La strumentazione originale non era più inseribile nel nuovo cruscotto perchè troppo grande e con dei punti di aggancio diversi da quanto inseribile nelle nuove carene Maraton Rally.
Ho segato e riadattato solo la parte delle spie perchè, in caso contrario, sarei dovuto impazzire modificando anche il serbatoio (la strumentazione aftermarket in commercio difficilmente si interfaccia con le spie della riserva).
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Come ultimo intervento ho montato dei nuovi fari d’importazione, il portastrumenti disegnato da Maraton Rally e collegato l’impianto elettrico.

Il risultato è quello che vedete nella foto di apertura di questo post.

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