Mi sveglio a metà mattinata nel tepore delle spesse coperte. Da quando sono in viaggio, ad ogni risveglio, non ho mai la sensazione di non sapere dove mi trovo. In ogni albergo, anche nei peggiori, non vengo mai sorpreso da un risveglio inquieto.
La brace si e’ spenta diverse ore fa e la stanza e’ gelata. Mi lavo e mi vesto nel piu’ breve tempo possibile ed esco nel corridoio. Dalle finestre che percorrono tutta la parete est si dovrebbe godere di una splendida vista panoramica ma le nuvole sono talmente basse da nascondere ogni cosa. Dal vetro riesco a scorgere a malapena la fontana adiacente all’albergo, tutto il resto e’ candido ed accecante bianco.
Scendo al piano inferiore per ordinare la colazione. Prendo del the, rigorosamente Darjeeling, pane tostato e marmellata. L’infuso e’ di foglie grandi e profumate ed ha un sapore molto particolare, lo chiamano lo champagne del the ed io non stento a crederlo. Il saporito burro di Yak è salato, immagino sia così perche’ non congeli a queste temperature. La marmellata di fragole, molto farinosa, invece non e’ un granchè. Faccio comunque il bis e torno a guardare fuori dalle finestre. La sensazione di galleggiare sopra le nuvole ed il silenzio di questo luogo mi infondono pace, ma devo attivarmi per capire come raggiungere il Sikkim ed iniziare a programmare lo spostamento verso Calcutta dato che la distanza non e’ breve ed i mezzi approssimativi.
Dopo aver scambiato ancora due chiacchiere con il simpatico tibetano scendo in strada e mi dirigo verso Glenary’s per collegarmi al web sgranocchiando uno dei loro ottimi muffin. La connessione e’ lenta e come capita spesso continua a saltare la corrente, comunque capisco che spostarmi a Calcutta in aereo non e’ fattibile. Quei pochi voli che partono da Siligurì sono carissimi e non ne vale la pena. Continuo la mia discesa verso la stazione delle jeep, l’unico mezzo di trasporto stradale possibile.
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