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Gangtok © 2010 . This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0).

terraeanima – Diari di viaggio, parte ottava – Al di sopra delle nuvole

Mi sveglio a metà mattinata nel tepore delle spesse coperte. Da quando sono in viaggio, ad ogni risveglio, non ho mai la sensazione di non sapere dove mi trovo. In ogni albergo, anche nei peggiori, non vengo mai sorpreso da un risveglio inquieto.
La brace si e’ spenta diverse ore fa e la stanza e’ gelata. Mi lavo e mi vesto nel piu’ breve tempo possibile ed esco nel corridoio. Dalle finestre che percorrono tutta la parete est si dovrebbe godere di una splendida vista panoramica ma le nuvole sono talmente basse da nascondere ogni cosa. Dal vetro riesco a scorgere a malapena la fontana adiacente all’albergo, tutto il resto e’ candido ed accecante bianco.
Scendo al piano inferiore per ordinare la colazione. Prendo del the, rigorosamente Darjeeling, pane tostato e marmellata. L’infuso e’ di foglie grandi e profumate ed ha un sapore molto particolare, lo chiamano lo champagne del the ed io non stento a crederlo. Il saporito burro di Yak è salato, immagino sia così perche’ non congeli a queste temperature. La marmellata di fragole, molto farinosa, invece non e’ un granchè. Faccio comunque il bis e torno a guardare fuori dalle finestre. La sensazione di galleggiare sopra le nuvole ed il silenzio di questo luogo mi infondono pace, ma devo attivarmi per capire come raggiungere il Sikkim ed iniziare a programmare lo spostamento verso Calcutta dato che la distanza non e’ breve ed i mezzi approssimativi.
Dopo aver scambiato ancora due chiacchiere con il simpatico tibetano scendo in strada e mi dirigo verso Glenary’s per collegarmi al web sgranocchiando uno dei loro ottimi muffin. La connessione e’ lenta e come capita spesso continua a saltare la corrente, comunque capisco che spostarmi a Calcutta in aereo non e’ fattibile. Quei pochi voli che partono da Siligurì sono carissimi e non ne vale la pena. Continuo la mia discesa verso la stazione delle jeep, l’unico mezzo di trasporto stradale possibile.

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18531_232097788200_205669783200_3181391_990186_n © 2009 . This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0).

terraeanima – Diari di viaggio, parte settima – “Un’altro giro di giostra”

La mattinata scorre placida anche se io mi aggiro per casa come un animale braccato. Sono nervoso perche’ vorrei rimanere ancora in questo piccolo paradiso ma lo spettacolo deve continuare e ho ancora tanti posti da visitare.
Durante i preparativi delle Sister’s per il Natale, verso mezzogiorno con la canonica ora di ritardo, arriva la macchina che mi porterà fino al confine tra Nepal e India. Il giudatore e’ un ragazzo con un cappellino di lana calato sulla fronte. Per come è vestito e per come si muove sembra un ragazzo di città, ma questa è un’ipotesi di cui non ho conferma.
Il pulmino e’ bianco e molto piccolo e sul parabrezza insieme ai santini cristiani campeggia il solito Ganesh, immancabile portafortuna a prescindere da ogni credo.
Saluto e ringrazio le Sister che mi pregano di fermarmi di più la prossima volta che capiterò dalle loro parti.
Sarà fatto.

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contadino © 2009 . This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0).

terraeanima – Diari di viaggio, parte sesta – Cantando si impara

Prendiamo nuovamente la strada tra i campi. Questa volta ci dirigiamo al villagio attraversando le risaie ormai spoglie dopo la mietitura ed incontriamo un gruppo di contadini che stanno lavorando le fascine di riso essiccate.
Sono in piedi disposti a cerchio intorno ad un tavolo di legno molto basso su cui, a turno, sbattono vigorosamente il proprio fascio di riso. Portano le piante fin sopra alla testa e poi velocemente giù contro il tavolo. Così facendo il riso cade dai fusti ammonticchiandosi intorno al tavolo. Per ogni mazzo ci vogliono parecchi colpi, tanto che per tutto il tempo che rimango lì passano al successivo una sola volta.
Scatto qualche foto e subito arriva un bambino che, per farsi fotografare, inizia a lavorare anche lui come un indemoniato. Sono tutti molto disponibili, anche troppo, nel senso che devo fargli capire che non voglio che si mettano in posa ma che preferisco fotografarli mentre lavorano realmente.
Il lavoro di forza lo fanno gli uomini, ma ci sono anche due donne che aiutano. Una sta in cima alla catasta di riso e passa le fascine nuove da lavorare, l’altra invece e’ seduta piu’ in la a preparare il pranzo. Indovinate di cosa? Riso bianco ovviamente.

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mucca © 2009 . This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0).

terraeanima – Diari di viaggio, parte quinta – Il riso dei nepalesi

La notte passa tranquilla e mi sveglio riposato.
Quando scendo al pianterreno trovo la colazione già in tavola con biscotti, marmellata, caffe’ e latte appena munto dalla vacca che le Sisters tengono nella stalla del cortile.
Sazio, risalgo velocemente in camera per preparare le macchine fotografiche, obiettivi, filtri e la prima sigaretta.
Salgo ancora di un piano fino alla terrazza dove mi si apre l’orizzonte a trecentosessanta gradi su Bharawal.
Il sole e’ già alto e una densa foschia incombe sui campi che si stendono tutto intorno alla casa. Vedo diverse costruzioni che, in un primo momento, mi sembrano delle capanne. Scopriro’ ben presto che si tratta di fascine di riso accatastate con un tetto, sempre fatto di piante di riso, in modo che in caso di pioggia il grosso del raccolto non si bagni.
La pace regna sovrana.

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corriera © 2009 . This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0).

terraeanima – Diari di viaggio, parte quarta – Hic Sunt Leones

Riesco a dormire ben sei ore e poi vengo svegliato dalla Clock Tower di Dharan che varia la suoneria, ma sempre a volume da rave berlinese.
Dato che ormai non mangio da almeno ventiquattro ore decido di uscire a per mettere qualcosa sotto i denti.
Arrivato nella piazza principale, quella della tanto cara torre canterina, noto un cyber cafè (da queste parti gli internet point si chiamano così) e decido che è meglio pianificare la prossima tappa prima di cercare un qualcosa di simile ad un ristorante.
Anche qui la musica e’ a volume da martello pneumatico ed inizio a pensare che forse i nepalesi sono un po’ duri d’orecchie.
Col piglio del supertecnico informatico mi lancio in una ricerca spasmodica di Bharawal, frazione(?) di Ikrahi, senza alcun risultato. Le uniche informazioni vengono dal sito dei Fratelli Dimenticati (la ONLUS di cui fanno parte i progetti che sto seguendo) che, manco a dirlo, si sono dimenticati di scrivere come arrivarci.

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no time for love © 2009 . This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0).

terraeanima – Diari di viaggio, parte terza – NO TIME FOR LOVE

La dissenteria non e’ arrivata e l’aereo neanche.
Provo alla Yeti Airlines, alla Buddha Air ed in tutte le altre agenzie dell’aeroporto ma i voli del pomeriggio sono stati tutti cancellati. Solitamente succede perche’ vengono requisiti dai tour operator per far vedere le montagne ai turisti. Non mi rimane che tentare con l’autobus.
Arrivo in taxi alla Gongabu Bus Station e sgomito tra i finti bigliettai fino al ticket counter. Il bus partirà alle quattro del pomeriggio ed il viaggio durerà circa tredici ore: si tratta della famigeratissima corsa notturna da Kathmandu a Dharan sconsigliata anche dai routard piu’ consumati.
Ho un’ora di tempo e decido di bermi una birra nepalese in zona. Compro anche una mascherina per lo smog, che qui portano un po’ tutti soprattutto i giovani, acqua e biscotti. Scelgo di non mangiare altro dato che lo spauracchio della dissenteria incombe ancora su di me.

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nepal © 2009 . This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0).

terraeanima – Diari di viaggio, parte seconda – Kathmandu, La Dimora degli Dei

La vista del Nepal dall’aereo toglie il fiato. Sembra il paese delle fiabe; piccole e sparute case abbarbicate sulle cime verdissime delle montagne dominano i terrazzamenti coltivati che da questa altezza brillano come dei piccoli laghi argentati.
Ebbene, nel primissimo pomeriggio finalmente atterro a Kathmandu.
Vi tralascio la trafila aeroportuale, vi basti sapere che ho saltato la dogana con annesso metal detector inserendomi in un gruppo di giapponesi pensionati che, non si sa in base a quale ragionamento, la polizia non ritiene di non dover controllare.
In sbornia da jet-lag prelevo dal primo ATM (bancomat) e noto con piacere che la carta funziona.
Decido di tentare la sorte con il primo tassista abusivo che stranamente, troppo stranamente, accetta di portarmi nel quartiere Thamel per venti rupie nepalesi (0,25€). Infatti si ferma prima di uscire dall’aeroporto dicendomi che il prezzo va bene ma con una maggiorazione di cinquecento rupie che mi garantiranno sesso, droga e rock’n'roll. Declino garbatamente e inizio la lotta con i tassisti accreditati.
Al terzo tentativo riesco a far accendere il tassametro al piu’ onesto.

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bangkok © 2009 . This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0).

terraeanima – Diari di viaggio, parte prima – Insicurezza Nazionale

Erano due giorni che non riuscivo a contattare la mia banca. Il problema, piuttosto drammatico, era che avevo sforato il plafond pertanto non avrei avuto modo di pagare nulla in terra asiatica se non con i soldi prelevati dal bancomat in Italia.
Un bel problema quando devi girare per un mese da solo tra Nepal ed India. Finalmente riesco a parlare con un operatore che mi informa della possibilità di aumentare il plafond per la finestra temporale del mio viaggio ma solo tramite esplicita richiesta via fax. Bene, peccato che ero già davanti al check-in.
Allora corro all’ufficio delle poste dell’aeroporto ed in una mezzora abbondante riesco a mandare il fax. Sono ancora in tempo per partire fortunatamente.
Torno al check-in sperando di non imbarcare lo zaino con tutta l’attrezzatura, se me lo perdono rischio di mandare a monte tutta la tabella di marcia.
Mi pesano lo zaino e ovviamente risulta essere il doppio del consentito. L’operatrice, in vena natalizia, acconsente a farmi imbarcare con lo zaino in spalla ma solo a patto di dividerlo in due. Fortunatamente mi ero portato uno zainetto di riserva dove riesco a mettere le cose piu’ pesanti. Ottimo.
Arrivato al metal detector altro dramma. Lo zaino e’ da svuotare completamente e dovrei anche buttare un paio di liquidi che non avevo potuto mettere nell’apposito sacchettino che ovviamente era terminato in tutto l’aeroporto. Inoltre mi chiedono cosa ci debba fare con un rete in cavi d’acciaio bella grande.
Si trattava di un gigantesco lucchetto da zaino, gentilmente prestatomi da Carlo "Charles" Gandini, utilissimo nei trasbordi in treno/autobus o per lasciare lo zaino traboccante di attrezzatura in camera.. Pare che sia da buttare.

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